La mia amica Jane che da due anni mi parla di Weinstein perché va su Tumblr

16 ottobre 2017

La chiamerò Jane, perché lei ama Jane Eyre, il libro, il personaggio, il film diretto da Fukunaga e interpretato da Wasikowska e Fassbender. Conosce tutti i film di Fassbender a memoria, scena per scena, quasi avesse in testa uno storyboard senza fine. Siamo amiche sin dalle medie, abbiamo fatto le scuole al paesello e abbiamo vissuto insieme i primi duri anni di università, dividendoci la stanza e le spese del “posto letto”.
Io poi ho scelto di tornarmene a casa, e lei è rimasta. Anche se siamo lontane ci sentiamo quasi ogni giorno.
Jane è depressa, non esce molto di casa, vive con sua madre, i suoi gatti e montagne di carte geografiche di posti dove non è mai andata. Passa il tempo al pc, con il suo fedele amico Photoshop. Le piace il cinema, è l’unica cosa che la spinge a uscire dalla sua vecchia casa, e ficcarsi tra la folla congestionata della grande città. Jane è di quel tipo di persona che vive in un mondo parallelo, quello del racconto. Brutti fatti le hanno scosso la vita e Jane non ha mai saputo trovare un modo di farci i conti. Così vive in altre dimensioni: film, romanzi, teatro.
Da qualche anno nella sua vita è entrato Michael Fassbender, anche se entrambe l’avevamo già incontrato senza riconoscerlo, come il feroce Master Epps in 12 anni schiavo e il diabolico David in Prometheus.

Jane frequenta un certo mondo social, un po’ distante dall’Italia, che è Tumblr. Non c’è occasione in cui ci sentiamo al telefono che non me ne parli. La combriccola dei fan di Fassbender su Tumblr mi è sempre apparsa come una loggia massonica deviata o una setta segreta, un viatico per quell’ internet profondo di cui si parla e si sa poco, un oceano oscuro in cui nuotano i più immondi mostri abissali.
“I miei amici di Tumblr” dice lei, ironicamente. Invece parla dei suoi nemici, quelli che le rubano il materiale senza accreditarlo, o che copiano le sue gif. Quasi tutti gli account condividono la parola “Fassy”: “Fassytime”, “Fassysource”, “Classyfassy” con la “c”, “Klassyfassy” con la “k”, e alla via così. Quasi tutti sono gay o si fingono tali. Innamorati di Fassbender e ansiosi di vederlo convolare a nozze con James McAvoy, la nicchia di Tumblr ha impalcato un bel sistema ostracista nei confronti di Alicia Vikander (lei sì, che se l’è sposato Fassbender). Foto tagliate come nella più ridicola commedia americana, facce scomparse, fotomontaggi in cui il volto di McAvoy si sostituisce a quello di Vikander. Se Michael Fassbender, dopo le immense interpretazioni sotto la regia di Steve McQueen, si è piegato ai blockbuster commerciali, la colpa è solo della donna di turno, quella Vikander incontrata sul set del film La luce sugli oceani, prodotto da Weinstein: la “lei” che ha ottenuto l’Oscar per le ragioni che sappiamo, non certo perché sia brava. Brava forse a fare certi servizietti. Così almeno allude il blog, sempre su Tumblr, “The Weinstein Couple”, che sostiene che Fassbender abbia speso una fortuna per far disintossicare Vikander. Ammesso che sia vero, capiremmo le motivazioni di Alicia Vikander e la sua inclinazione agli allucinogeni, dopo essere passata sotto il giogo di Weinstein.

Per compiacere la piccola loggia dei gay che hanno unito in matrimonio grammaticale i due oggetti dei loro desideri, chiamandoli “McFassy”, Jane ha fatto finta per un bel po’ di essere un maschio gay. Ha omesso generalità e nascosto la sua sessualità. Per mesi ha odiato Alicia Vikander, mentre io la difendevo, quasi senza conoscerla, finendo per litigare. Jane non mi ha risposto al telefono per due settimane quella volta, additandomi come nazifemminista.
Poi un giorno mi chiama e mi dice: “Ho visto Wonder Woman, mi sono stufata dei miei amici di Tumblr, io apro ad Alicia Vikander, e se mi cacciano, sai che me ne frega? La sera invece di starli a sentire trasudare veleno, mi guardo un film al computer”. Poi mi rivela che secondo lei molti account sono di donne che si fingono maschi, e non solo, alcuni sono italian*. “Te ne accorgi perché quando un film passa su Cielo o Paramount, il giorno dopo su quegli account compaiono gif del film. Uno ha messo la foto del biglietto: c’erano delle scritte in italiano. Non posso mica fare Bruce Wayne per sempre, ho già tre account e non riesco più a seguirli. Perché non mi accettano se sono una donna etero?”.

E io lì a pensare che non è una novità che i gay non sostengano i movimenti femministi, mentre si appropriano delle loro strategie e ne richiedano l’appoggio. In USA è tutto più pro domo sua, ma non è una scusante. La mia Jane ha fatto coming out. Sotto il suo avatar ha scritto “I’m a heterosexual woman”. È tornata a essere una donna etero, e sta guadagnando follower. Li conta ogni giorno, come fa la conta dei gatti prima di metterli a nanna.
E quando lo scandalo Weinstein si è abbattuto su Hollywood, lei lo sapeva prima. “Era nell’aria- mi diceva- lo sapevano tutti, hanno la lista di chi è complice, di chi lo sapeva e non ha detto niente”. Io e lei parliamo di Weinstein da almeno un anno, qui, in Italia, al telefono. Quanto dobbiamo credere che lì, in America, a Hollywood, nessuno sapesse niente? Lei, la mia Jane, che queste cose le ha vissute sul suo corpo, la gente che sapeva e non ha detto o fatto niente, la detesta quasi più dell’aggressore. I complici sono peggio dei carnefici. A sentire tirare addosso alle attrici che hanno denunciato non ci sta. “Non c’è violenza di serie A e di serie B, la violenza è violenza. Il figlio di Mia Farrow sapeva quel che diceva: c’è passato anche lui, come O.” e mi nomina il figlio di un molestatore, che s’è buttato dalla finestra a trent’anni.

Per non interromperla seguo il filo dei miei pensieri mentre parla, e penso che per i divorzi di Woody è stata inventata una malattia che non esiste, la PAS, sbarcata in Italia con maggiore violenza che il punteruolo rosso sulle palme. E mi batte forte il cuore, perché con Jane condivido tanti “brutti fatti” accaduti nelle nostre vite. E ripenso ai miei, a quello che è successo a me. Alla fine Weinstein ha colpito forte, ha colpito duro, anche nelle nostre vite. Piccole vite insignificanti, con un passato comune, come diceva la Jane Eyre del film, senza vergogna, gli occhi dritti verso quelli ghiacciati di Mr. Rochester.
In tutte noi questa storia ha fatto riaffiorare ricordi terribili, che sono sempre lì, come un rumore di fondo nel cuore. E vorresti solo ficcarti nel petto una siringa piena di novocaina.

#metoo

tatsuya1

Ma come sei cambiata, stai benissimo!

Ieri incontro una vecchia conoscente dopo anni, e vedendomi dimagrita e truccata mi dice: “Come sei cambiata, sei proprio bella!”.
Una frase al volo, in mezzo al solito bacio finto per non rovinarsi il trucco, smuà, smuà, mentre trafelata poggiava la giacca su una poltrona per prendere posto in una sala dove si sarebbe tenuto un concerto riservato. Quello che per lei era un complimento veloce e per me significa: “Ammazza che cessa eri prima, mo’ già vai un po’ meglio. Non sei bona come me, ma può essere pure che un maschio medio ti degni di uno sguardo”.
Grazie.

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Prima-dopo. Prima-dopo. Prima-dopo.
Da http://digitalspyuk.cdnds.net/16/28/768×470/gallery-1468231860-america-ferrera.jpg
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